il New York Times parla di me

4 Maggio, 2008

Sono sparito, lo so. Sono un coniglio sparito in un cappello, nero e puzzolente, pieno di forfora. Un bel coniglio bianco alla Bugs Bunny, ma più figo.
Poiché è un periodo che ho poco tempo, per farvi vedere che non sono ancora morto, vi traduco dall’inglese un articolo preso dal sito del The New York Times che parla di me. Eggià, perché anche se ora il mio cortomentraggio è stato visto da 1300 e passa persone, uno degli spettatori più importanti è stato il numero mille. Perché gli zero si festeggiano. Comunque, non voglio rovinarvi la sorpresa dell’articolo…

Lei e l’uomo (di legno)

Ormai il cinema è un elemento presente della comunicazione nella società moderna. E’ più popalare del 100% rispetto a duecento anni fa nelle passioni di ogni fascia d’età ed è quindi aspirazione di molti giovani ragazzi e ragazze in tutto il mondo. Giovani che però non hanno spazio, e soffocano con le loro idee innovative in case di produzione interessate solo a confermare con un ennesimo prodotto l’argomento che va di moda in quel periodo.
In Italia il cinema ha anche fatto storia. Ma anche maestri italiani che oggi vengono studiati, ammirati, compresi e fraintesi, sono stati protagonisti di facili atteggiamenti di isolamento con le loro idee tanto idealiste che facevano contrasto con le tanto amate commedie erotiche di Pierino degli anni ‘80. Ogni epoca ha un nemico, e un eroe che cerca di combatterlo. Un eroe che quasi sempre vince.
Oggi per molti il cinema italiano è solo già visto. Si è persa qualsiasi magia che con un incantesimo compare quando in sala le luci si spengono. Di questa defunta passione italiana si parla da anni e anni, ma io penso, come un gran numero di personaggi di rilievo esperti del settore, che quest’idea che gira tra i corridoi da un po’ debba essere fatta volar via aprendo la finestra. Sì, apriamo le finestre. Infatti, pare che i registi amatoriali e indipendenti stiano mostrando man forte contro “gli argomenti di moda del cinema italiano” (che a quanto pare in questo periodo sia “la vita da liceali”, dopo la produzione di quel capolavoro che è “Tre metri sopra il cielo”, nato dalla matita [quando gli chiesero perché scriveva con la matita al posto della penna lui rispose « Il negozio aveva finito le penne ». Che genio] dell’incompreso [nel senso che non si capisce neanche lui] Federico Moccia) producendo pellicole di un valore di tutto rispetto, che cresce di spessore e di esperienza durante i mesi
Oggi, su queste pagine di questo giornale storico, parliamo proprio di uno di quei ragazzi che, nel suo piccolissimo (visto che di produzioni serie non ne ha fatte neanche una) prova a cambiare (ma senza riuscirci) il modo di vedere e fare cinema. Parliamo di un suo progetto fatto con i soli mezzi di cui disponeva, a costo zero, ma che ha superato di gran lunga ogni più rosea aspettativa. L’uomo di legno, donna di paglia è un cortometraggio di inestimabile valore storico. Visto mille (e trecento) mila persone, ha cambiato una generazione di falliti e piappaioli, creandone una che non solo non ascolta Britney Spears, ma non sa neanche chi sia. Eggià, un grande passo avanti per un paese che tende sempre a restare dove si trova dov’è finché non va tutto a puttane (da “stivale” è passato a chiamarsi “scarpa da tennis”). In un paese che va contro l’idea che vogliono lanciare i fratelli Coen quando dicono che questo non è un paese per vecchi, ed eleggono i loro nonni al comando. Perché li vogliono bene.
Rob (il produttore, sceneggiatore, regista, attore protagonista, montatore e ragazzo delle ciambelle del corto) ha creato una creatura che ha creato una guerra pacifica di massa, dove il premio era essere lo spettatore numero mille del suo corto. Nonostante youtube.it non ci abbia voluto fornire nessun dato usando come scusa « Ogni giorno abbiamo milioni di visitatori, non abbiamo modo di sapere chi sia quello che cercate », noi del NYtimes abbiamo trovato ciò che cercavamo. Abbiamo trovato Valeria, una giovane e bellissima donzella dai capelli mossi, che testarda ha guardato centinaia di migliaia di volte il corto di seguito per essere la spettatrice numero mille e passare alla storia con questo numero, che a lei tanto piace, e mandando in secondo piano avvenimenti di eguale importanza storica con lo stesso numero come “La spedizione dei mille” e “Le mille e una notte”.
Sono partito io stesso per andare a intervistare “la donna che passo alla storia per la lotta (o otto) per mille”, evitando di usare la comunicazione fredda e poco familiare che può essere un telefono. Non ho usato neanche un registratore per registrare l’intervista. Le parole che uscivano dalla bocca della principessa Vale venivano memorizzate dalla mia mette sottosviluppata rispetto a quella di Rob. Sì, memorizzate (con le tabelline o gli orari di Beautiful) e poi trascritte. Qui, solo per voi.

Prima di iniziare ti saluto cara Valeria e ringraziarti di avermi concesso un po’ del tuo prezioso tempo.
E io ricambio affettuosamente il saluto aggiungendo di fare in fretta perchè ho svariati impegni nel corso di questa giornata, grazie.
Conosci rob?
Non direttamente, ma ho sentito molto (s)parlare di lui…credo sia un soggetto interessante…
Ti ho fatto questa domanda per ribadire ai lettori il fatto che tu NON conosci rob, e lui non ti ha chiesto di guardare il corto quando era a 999 visite. E’ vero che sei la visitatrice numero 960 del cortometraggio, ma poiché volevi essere la millesima te lo sei visto altre 70 volte di seguito?
Sì, lo ammetto, sono io quella visitatrice anonima…il numero 1000 mi ha sempre affascinata, è più forte di me.
Sei tu quella ragazza che chiese a rob un autografo sulla chiappa destra, urlando “sono io la mille, sono io la mille!” o quella ragazza era solo una bugiarda?
Credo che il bugiardo sia rob, la chiappa era quella sinistra.
Stai mentendo in questa intervista?
Assolutamente no, come ti permetti di insinuare una cosa del genere? Considerami offesa.
Ti è piaciuto il cortometraggio?
Hai presente quando ho detto che il numero 1000 esercita un certo fascino su di me? Ecco, io il cortometraggio non l’ho neanche guardato… Guardavo solo il contatore delle visite.
Perché non ti è piaciuto?
Non mi è piaciuto perchè a volte mi distraeva dal contatore.
Facciamo finta che ti sia piaciuto… perché ti è piaciuto?
Perchè mi ha reso la millesima visitatrice!
L’avevi capito che in realtà il pupazzo di legno non si muove da solo?
Pupazzo? Ma non era rob quello?
Tu che NON conosci rob, sai per caso se è in programmazione il seguito del corto? Ti piacerebbe? Hai da suggerire una possibile trama?
Hmm bella domanda, profonda… Dato che non sono in contatto con rob non è che qualcuno potrebbe suggerirgli come possibile trama la storia di un pupazzo di legno che si innamora? Non so, è la prima idea che mi è venuta in mente…
Il corto a rob non è costato niente (e si vede), è un esperimento riuscito bene. Cosa pensi degli esperimenti farmaceutici sugli umani?
Penso che sia una cosa giusta e che debba continuare, basta che non mi si tocchino gli animali… Non posso accettare certe violenze su questi esseri viventi così innocenti.
Anche tu come il 89,99% delle donne al mondo vuoi uscire con rob?
Ma anche no, però non si può mai dire con certezza quindi chissà! Ma questo 89,99% è soggetto agli esperementi farmaceutici di cui si parlava poco fa?
Tu sei più uomo di legno, o donna di paglia? Nel senso, stai ferma mentre il tuo uomo di legno viene da te, o sei una che va verso la tua donna di paglia?
Quesito interessante…direi che la verità sta nel mezzo.
Ma sei lesbica?
Sì e lo devo a rob, è stato lui ad aprirmi gli occhi… Dopo la millesima (l’ho detto che adoro il 1000) volta che ci provava, mi ha fatto capire che il genere umano maschile non mi interessa. Non smetterò mai di ringraziarlo per questo. Grazie rob, sei un amico!
E’ vero che lo eri ma l’idea di avere rob tutto per te ti ha convertito?
Ehm… Mi ritengo una persona altruista quindi lascio rob a tutti/e quelli/e che lo vogliono sul serio.
Per concludere, fa un saluto ai lettori.
Ma chi vi conosce?
Per concludere, fa un complimento a rob.
Rob, complimenti.
Ciao, e grazie del tuo tempo!
Grazie a te, baci dalla millesima.
Grazie Vale

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5 Risposte a “il New York Times parla di me”

  1. ienry Dice:

    potevi pubblicarlo anche sul corriere della sera…saresti un po’ troppo ambizioso :-)

    comunque il seguito lo aspetto…

  2. ienry Dice:

    tra l’altro bugs bunny nn era bianco ma grigio..con una carota arancione! per essere precisi….

    …vado in estonia…

  3. rob Dice:

    ma scusa, l’articolo è stato scritto lì, che ci posso fare io? :P

    aveva la pancia bianca, bugs bunny. fa lo stesso… o no? °_° vabe’, dai, con un po’ di fantasia possiamo ricordarcelo anche di colore rosa..

    ..ti seguo?…

  4. ienry Dice:

    bugs bunny era grigio, nn fa lo stesso…e non puoi immaginartelo rosa, rosa sarebbe frocio, e lui non se la faceva -per non essere più volgare- con taddeo (che per i più ignoranti è il nome del cacciatore)!

    ..se vuoi…vado a fare il servizio civile la quest’estate…

    comunque ho visto un bel servizio su napoli, sulla bottega delle meraviglie (che se non sai cos’è te lo spiego io, se sai cos’è sappi che apprezzo molto)…va beh era per dire che riconosco che napoli non vuol dire solo rifiuti x le strade. chiuso il discorso o litighiamo di nuovo :-)

  5. sorè Dice:

    tu ti droghi.

    e non me ne lasci manco un po’!

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