la strada era lunga più di quanto il suo occhio riusciva a vedere. si sentiva un cretino limitato dai suoi occhi poiché non ne riusciva a vedere la fine. lo sguardo era a terra. si guardava i piedi e la sua ombra che lo anticipava. era davanti a lui. come faceva a sapere dove sarebbe andato? che ne sapeva che sarebbe andato avanti e non avrebbe girato a sinistra ed entrato in quel vicolo stretto? non lo sapeva, pensò. andava per indovinello, per forza. poi la strada era dritta e lunga, e lui camminava verso quella direzione da un po’. perché avrebbe dovuto cambiare direzione? perciò l’ombra era lì dove sarebbe andato lui.
era lunga, la sua ombra. sicuramente più alta di lui. ma allora non era la sua ombra? no, era solo nella strada. doveva essere per forza la sua. però chi lo sa, probabilmente l’impiegato delle ombre gli aveva dato l’ombra sbagliata quel giorno. alzava il piede quando lo faceva anche lui. la mano la alzava anche lei quando la alzava lui. allora le fece uno scherzo. le fece toccare la spazzatura alzando la mano verso il bidone. lui sorrideva, l’ombra no. e come poteva? aveva la mano nella spazzatura. ma come poteva non essere arrabbiata con lui e seguirlo ancora? è pazza, possibile? sì, forse sì. in fondo non ha pensieri. ‘allora gli faccio vedere io chi ha il cervello!’ disse, ‘tu mi segui? e io mi prenderò gioco di te’. non fece neanche finire quel pensiero che subito sì buttò contro una macchina che vide arrivare mentre pensava al suo pianto astuto.
lui volò leggero come se non avesse il peso del cervello, lei rimase stesa a fissarlo. probabilmente sorrideva, ma non posso dirlo con certezza.
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18 Febbraio, 2008 a 10:32 pm
°_°
beh, che dire… a volte mi fai paura quando te ne esci con certe idee -__-;
bel racconto fraté, poi lo sai che io sono segretamente innamorata dell’impegato delle ombre…
23 Febbraio, 2008 a 8:57 pm
Toccante, profondo “io non ho paura” da lacrime agli occhi.
5 Aprile, 2008 a 5:15 pm
bello!