Mi scoccio di pensare un titolo

1 Agosto, 2007

E guardo le cose che prima erano quotidianità e mi sembrano a me estranee. Sicuramente non sono quello a cui si spense il pc e mai più si riaccese, fino a una settimana fa, che senza linea telefonica, poiché faceva il cambio di gestione, non si è potuto connettere.
Il font del blog mi sembra piccolo, come mi fate a leggere?
E’ tutto più piccolo, anche l’abbraccio di amici e cose che per un po’ non ho visto ne vissuto. Non parlo di nessuno in particolare, ma mi fa piacere che non sono mancato a nessuno in particolare. Tranne a qualcuna, sì, ma la sorella già la sentivo poco, e magari non si è preoccupata pensando a me in fondo a un burrone mentre invocavo il suo aiuto sotto forma di una comparsata dell’angelo Gabriele.
Mi sentivo diverso ogni giorno e sapete, ho iniziato due libri perché parlare e scrivere di me mi è mancato. Uno parla di una ragazzo, normale, che vive una vita normale. E’ raccontato al presente e in prima persona. L’ho riletto ed è scritto abbastanza male, ma pensate che ho scritto 7 capitoli in 2 (due!!) giorni. Non avevo una trama, mi sentivo solo e scrivevo sto ragazzo qua cosa faceva. Il titolo è molto originale e bello, ma non mi fido di voi, quindi scordatevi l’idea che possa scriverlo qui. L’altro libro parla di un 40enne depresso che racconta quando, nella sua prima depressione che ebbe a 20, scappò di casa, anzi dalla sua vita, e girò l’Italia a piedi. Questo secondo libro qua è quello a cui tengo perché sono io. Depresso, sorridente a testa in giù (l’avete capita?) , ma qui.Sono maturato anche fotograficamente parlando. Sono più maturo e ho la mano più ferma, in tutti i sensi, metaforicamente parlando e non metaforicamente parlando. Ho fatto scatti di cui vado fiero, davvero, e ogni tanto li riguardo non credendo di averli fatti. E’ che prima, e anche ora perché non sono (ancora) un dio nel campo, guardavo bellissime foto, tecnicamente e artisticamente parlando, che non riuscivo a pensare di poterle fare, anche con una fotocamera adeguata. E ci sono riuscito, fanculo, no?
Devo recuperare un po di post, e penso che quindi il mio manager mi costringerà a farmi sentire più spesso di quanto vogliate sentirmi.
Due consigli: 1 leggete Lehane, brutti parassiti commerciali (non tu, cara) e 2 evitate assolutamente ‘Mi piaci da morire’ di Federica Bosco. Un giorno in libreria lessi sulla copertina che ne avrebbero tratto un film e la mia curiosità, che un giorno mi farà far male, mi spinse ad acquistarlo. L’ho letto, in poco meno di una settimana, e l’ho dimenticato in pochi minuti.
E’ frizzante, sì, ma orrendo.

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2 Risposte a “Mi scoccio di pensare un titolo”

  1. sorè Dice:

    la questione non è sentire la mancanza o meno, la questione è diversa: la ricetta prevede un coinquilino giapponese che si crede steve jobs (e addio connessione), 80 ore di lavoro (giornaliere), l’ennesima sbandata per l’ennesimo tipo che non è ‘quello giusto per me’ (però almeno non è gay), quattro chili di areoporto di stansted (due volte a settimana prima dei pasti), un po’ di grane legali causate dal vil denaro e dall’altrui avidità (così, sgrattuggiate un po’ su tutto, tipo prezzemolo) e il compleanno che si avvicina (a suon di rughe e controfagotto). metti tutto in forno per un mese, poi vedi come ti resta il tempo per recuperarti la famiglia in fondo al burrone…

    comunque la panchina te l’ho mandata, eh.
    (l’altra sera pioveva di brutto e ci son stata su 45 minuti a scrivere. adesso ho l’influenza, però mi sento molto gnocca).

    baci(lli)

    your s

  2. rob Dice:

    be, se non è questo è quello. poi non sarà questo e vedrai che sarà altro. fanno i turni anche loro di 80 ore.

    la panchina l’ho vista e invidiata. non perché ci metti il culo sopra, o perché lo mette qualche altra gnocca, o gnocco (..), ma perché a quanto pare deve essere molto bello metterci il culo sopra.

    baci(lli) (???) anche a te,

    ti scrivo presto


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